Il mercato del lavoro non è per le startup

Una delle milestones ambita da qualsiasi start-up è quella di assumere.  E’ una milestone gratificante perché significa che la start-up sta andando bene, i founders sono carichi di lavoro che non riescono più a portare avanti da soli, che ci sono soldi in cassa per inserire nuove figure all’interno del team e soprattutto per far muovere un po’ questo maledettissimo mercato del lavoro che in Italia è piatto.

Ebbene, qualche giorno fa ho parlato con un consulente del lavoro, spiegando le esigenze che la mia start-up ha, e cercando di capire quale contratto fosse il più adeguato a soddisfarle. L’idea sarebbe quella di inserire due figure professionali tecniche; per dirla semplice due programmatori.

Abbiamo sfogliato i contratti a disposizione, valutato i diversi livelli per scoprire cosa? Se si prende il contratto collettivo per le figure ad alta specializzazione tecnica, si parte da una base di circa 2500 euro mensili per un full time ai quali devono essere aggiunti i contributi, le ferie, la 13esima, la 14esima e altre mazzate simili.

Più o meno facendo un conto approssimativo, al costo mensile deve essere aggiunto tra il 70% e l’80% del netto che prenderà il dipendente. Quindi il costo aziendale per un contratto annuale diuna figura di questo tipo è di quasi 45mila euro.

A questo punto la riflessione che mi sono fatto è quella di domandarmi: con una tassazione simile, è ovvio che le aziende in Italia non assumano e cerchino disperatamente una via di fuga per fregare il sistema. Ora che sono (nel mio piccolo) dall’altra parte della barriccata, capisco finalmente perché il mercato del lavoro in Italia va a rotoli e la colpa non possiamo attribuirla soltanto alle aziende.

So benissimo che esistono alternative, che tutelino anche il dipedentente, ma non sarebbe il caso di incentivare l’assunzione da parte delle start-up con un regime di tassazione più vantaggioso?

Scritto da
Damiano Congedo
Partecipa alla discussione

Damiano Congedo