E se ci fosse una CCIAA specializzata per l’innovazione?

Venerdì scorso presso la Camera dei Deputati si è tenuto un incontro sulle startup e sul Venture Capital organizzato da Cultura Democratica a cui hanno preso parte, tra gli altri, Giovanni Sanna di Clhub e Luigi Capello di LVenture Group.

Prima nel suo intervento, poi nel suo blog, Giovanni ha messo in luce come non ci sia un omogeneità di giudizio da parte delle Camere di Commercio sul possesso dei criteri di innovatività di una startup. Sostanzialmente il discorso è molto semplice: i criteri governativi sono soggettivi e ciò che per una CCIAA può essere innovativo, può non esserlo per un’altra creando un disallineamento a livello nazionale per quel che concerne l’ammissione al registro speciale delle imprese innovative.

E non è facile nemmeno rendersene conto, basta andare sul registro che è pubblico, sfogliare le startup iscritte e vedere questa disparità allarmante di giudizio. Il problema alla base è che i funzionari delle CCIAA, un tempo preposti a sbrigare attività più tradizionale si sono trovati catapultati nel mondo dell’innovazione con tutti i problemi che ne conseguono.

Ricordo bene quando correva l’anno 2013 e presentammo la richiesta di iscrizione al registro delle startup innovative alla CCIAA di Cagliari e dopo un lungo tira e molla sull’oggetto sociale la ottenemmo quasi due e mesi dopo. Essendo la registrazione contestuale alla costituzione lo stallo non ci ha permesso di operare tenendo bloccati gli investimenti in entrata e la possibilità di partecipare a dei bandi regionali. Nel mentre i nostri colleghi su Roma, con startup relativamente simili come modello di business, in pochi giorni si videro recapitata la visura dalla CCIAA locale.

E questo accade anche con startup in possesso di un brevetto.

Il mio modesto parere è che sarebbe necessario istituire una CCIAA decentralizzata, nel senso che non fa riferimento a nessuna CCIAA già esistente, e specializzata predisposta esclusivamente alle pratiche che riguardano l’innovazione (non solo startup, ma anche PMI).

I vantaggi sarebbero interessanti:

  • ci sarebbero degli esperti con un alto grado di competenza a giudicare, anche in maniera soggettiva, cosa è innovativo o meno;
  • ci sarebbe uniformità nel giudizio perché sarebbe un’unica CCIAA a gestire tutte le pratiche;
  • ci sarebbe sicuramente un abbattimento di costi per la formazione dei funzionari in quanto sarebbe solo una CCIAA a doversi tenere al passo con l’innovazione e non tutti i funzionari di tutte le CCIAA.

Chi vivrà vedrà.

Scritto da
Damiano Congedo
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